PFAS: 5 cose da fare per difendersi dalla contaminazione

 
La contaminazione da PFAS non è ancora stata chiaramente definita nella propria entità: mentre tracce di elementi inquinanti sono state rintracciate in queste settimane anche in territori lontani dalla Miteni come la provincia di Treviso, è sempre più necessario porre in essere delle difese per restare al riparo da una contaminazione che può rivelarsi mortale.
 
Piccole attenzioni e interventi anche più costosi riassunti in 5 regole d’oro da tenere presenti:
 
1. ANALIZZARE L’ACQUA DI CASA
Il primo accorgimento da porre in essere è analizzare l’acqua che si utilizza in casa. Che sia acqua fornita dall’acquedotto o tramite un pozzo privato poco cambia: monitorare con delle analisi periodiche la qualità dell’acqua di casa è assolutamente necessario. Il costo dell’analisi varia dai 100 ai 350 euro ma in molti Comuni sono state attivate delle convenzioni con alcuni professionisti per il rimborso totale delle spese sostenute.
 
 
2. UTILIZZARE FILTRI A CARBONI ATTIVI
Se le analisi dell’acqua dovessero confermare la contaminazione da PFAS è necessario installare dei filtri a carboni attivi nella vostra abitazione. Questo tipo di filtri sono gli unici in grado di decontaminare l’acqua dai PFAS, ne esistono di vario tipo e di varia misura a seconda delle quantità d’acqua da depurare: l’unico comune denominatore è la necessità di curarne la manutenzione e la sostituzione. I filtri a carboni attivi, infatti, si esauriscono e vanno sostituiti periodicamente per mantenerli in efficienza.
 
 
3. NEL DUBBIO, MEGLIO L’ACQUA MINERALE
Le analisi dell’acqua certificano la qualità delle risorse idriche nel momento del prelievo. Ma nessuno vi può assicurare che quelle risorse rimangano “pulite” anche in futuro: nel dubbio, dunque, meglio bere l’acqua minerale, quella "in bottiglia”. I primi studi hanno evidenziato una riduzione del 30% dei valori di contaminazione per chi beve abitualmente acqua minerale rispetto a chi beve quella dell’acquedotto o proveniente da altri pozzi contaminati.
 
 
4. ACQUA MINERALE, ANCHE PER LA PASTA E PER L’IGIENE ORALE
In caso di contaminazione meglio porre ulteriore attenzione alle vostre abitudini. Il consiglio è di utilizzare l’acqua minerale per gli impieghi più comuni in cucina come per l’igiene personale. Tra le operazioni a cui porre maggiore attenzione in cucina sono l’utilizzo dell’acqua per cucinare la pasta e per fare il caffè. Ancora più delicate le operazioni di igiene orale: lavarsi i denti con acqua contaminata da PFAS può comportare un danno ancora maggiore. Le piccole ferite gengivali, infatti, consentono una maggior permeabilità delle membrane e l’immissione diretta delle sostanze dannose: ecco perché l’impiego dell’acqua minerali anche per queste piccole operazioni può ridurre la vostra esposizione.
 
5. ANALISI DEL SANGUE E PLASMAFERESI
Cosa fare, infine, quando si scopre di essere stati esposti alla contaminazione da PFAS? Il primo passo è quello di sottoporsi all’analisi del sangue per comprendere la gravità della contaminazione subita. Il successivo intervento con la plasmaferesi promosso dalla Regione Veneto si è rivelato purtroppo scarsamente efficace: ecco perché la migliore raccomandazione resta quella di monitorare periodicamente il proprio stato di salute facendo particolare attenzione alla prevenzione dell’insorgere di forme cancerogene alla prostata e al seno oltre alle problematiche tiroidee, infarti e ischemie.